Libero
Peppe Cassese
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Sciolto libero slegato
il mio verso in comodato
si dipana sorprendente
spurio vergine e impudente.
Lui non pretende cielo e ispirazione
non bussa e non richiede mai il permesso.
Convinto del suo dire di concerto
si accomoda sul desco e si alimenta
col coro che si adegua all’andamento
tra la parola osata e quella omessa
tra un pensiero ornato e una scommessa
Rozzo aperto svincolato
il tuo verso incatenato
non mi serve appariscente
nei suoi voli inconcludente.
Lui non si affanna e spesso ti reclama
in forma pura inversamente in prosa
gli spasimi di un’anima in gramaglie
gli spazi vuoti e gli urli trattenuti
e si diverte a ricercare il nesso
tra l’estesiologia a quattro mani
e il vivere col nulla tra i gabbiani.
Crudo sapido inzippato
il mio verso è svergognato
tu lo dici decadente
io rispondo è qui presente.
Lui s’agita nel petto e nella mente
dubbioso della notte e della luna
che rinnegando amore fiore e cuore
si smatta e si attorciglia al suo contrario
convinto di sapere cosa dire
e quando si risveglia il giorno dopo
si scopre mezzo gatto e mezzo topo.
Nudo aperto sincopato
nei miei sogni innominato
nel mostrarsi divergente
il mio verso in fondo è niente.
©
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L'autore
Peppe Cassese
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Commenti (1)
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G
Giuliano Esse2 luglio 2025
Il solito problema affrontato con originalità, fantasia e un pizzico di realtà: chi fa poesia non è il vangelo e, qualsiasi tipo sceglie, non deve essere lai l’unico sistema per farlo. È solo questione di musicalitàm perché la poesia deve affidarsi alla melodia delle parole per essere tale.
