4 luglio 2003

Di soppiatto arriva silenziosa e assassina
il manto di nero la copre e l’adorna.
Alla luce del sole o col favor delle stelle
leziosa e invadente la vita si prende.
Temuta e odiata, sfidata o invocata
tra anime morenti girovaga perenne.
Da noi arrivò inattesa, improvvisa,
d’un colpo ferì, ti prese e partì.
Di dolore trafitti, increduli e sgomenti
il buio d’un tratto giunse e senza tatto.
Da noi separato per sempre adorato
il tempo tiranno non rese giustizia.
Se chiamo e sollecito sovvieni a me d’incanto,
nel cuore mio dolente è per te il mio rimpianto.
D’averti rinnegato mi cruccio e mi dolgo,
quel dì maledetto dimenticare non posso,
ma ricordar vorrei da me incompreso
l’amore negli occhi che avevi segreto.
Uomo d’un tempo, uomo d’un pezzo
poche parole a celare il tuo cuore.
Custode nel cielo di vite a te care
quel giorno funesto liberazione ricorda.
Come il tuo essere ribelle e insofferente
la morte fu giusta quell’attimo lei scelse.
©
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
Letta con interesse. (Ausilia Giordano)
Commenti (1)
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Ausilia Giordano16 ottobre 2025
Componimento monostrofico, in verso libero e con qualche lontana assonanza ritmica. Lorica dolorosa, che maturata nel tempo ricordi ancora freschi e sofferenza costante, infinita. complimenti.
