Tanto per
Peppe Cassese
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Tanto per governare la carretta
hai sentenziato il male in tutta fretta
con le minchiate assurde da vestale
portate al più quotato baccanale
e sei caduta in giù pesante ammasso
del vivere nel fango e lo sconquasso
che bolle e rifermenta nel tuo ventre
sdrucito dalle dita infuria mentre
un cuore si perdeva in mille pezzi.
Inutile il tuo canto coi rappezzi
del gran diluvio a Pirra consegnato
dal sommo Zeus all’essere dannato
col suo giudizio sopra il muro acceso
negando sorte e vita al cielo offeso
felice di quel niente di cristallo
svuotato dalla mente ancora in stallo
con questa luna cieca maledetta
col piede coturnato da servetta.
Tanto per dire e consegnare al volgo
quel dimenarsi che sotteso colgo
con la mitraglia folle di frontiera
caterve di bestemmie e mai miniera
col docet incatramato di idiozie
dal canto del tuo Adone regalie
semini senza senso e indegno frutto
del fiore sopra il prato nero a lutto
col figlio che accompagna la carretta.
©
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L'autore
Peppe Cassese
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Commenti (1)
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Ausilia Giordano10 novembre 2025
Tre strofe in novine e in endecasillabi, ritmate in rime baciate, con verso incatenato alla strofa successiva, mentre nell’ultimo verso della terza strofa, riappare incatenato il termine di chiusura del primo verso nella prima strofa. La magia della mitologia greca si presenta con cappello piumato in questo testo trattato con competenze e conoscenze maturate. Complimenti poeta!

