In sventura
Guardo la gente
che altro fa,
poi, fra mille paure
l’animo m’aggroviglio
Di spirare, a volte, mi piglia,
che tutto mi par vano,
poi, un’estasi par mi conduca
verso più caute vie
Allor odo il cantare di Natura,
soave musica che acquieta
e parmi veder di Pan
la gaia danzante
In rivalsa di tal compagnia
m’assume il coraggio
e pesto l’oltraggio
che posto mi fu
nell’incerto navigare
Sento il profumo ancora
del tempo rapito
nell’illusione mai vinta
e in me sverno
In quel lembo di ristoro
un poco m’adagio
anco se male già arride,
sventura ripiglia
Poi, allor, la dimora di Dio
vò cercando, anco in peccato,
e lì il divino bagliore m’accoglie
©
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L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
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