In turba di bellezza
Al passaggio di dame, ammiro,
che tal mi prende l’animo
in subbuglio, che trasalgo
in pena d’amoroso senso
E rimiro, rimiro
tal siffatte opere di natura in raffino,
che spoglio e affranto m’inchino
e’l mio cuor si racchiude in supino
Sì, perché il battito tal geme
e va in sconquasso sì forte
e allor riposo domanda
per sì tal trambusto
Ahi lasso, che dolenza sto fatto,
che allo spirito divien fattaccio
e mal garba di salute,
allor in prece rifuggo
Ma’l buon Dio par non m’ascolti
e chino resto ai suoi piedi,
ch’alfin richiedo il non sentire
cotal turbamento interiore
Nullo vale,
turbar duole duole,
in cotanto stato mi ritrovo
anche se fuggo in altro loco
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
M
Tutte le opere →
L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Marcella Usai2 dicembre 2025
Il soggetto è diviso tra attrazione e sofferenza: ammira la “dama”, ne è scosso, ma vorrebbe trovare quiete, fino a invocare il divino per essere liberato dall’eccesso di emozione. Questo conferisce al testo un carattere quasi ascetico o penitente, dove l’amore terreno è percepito come forza destabilizzante. Plauso al poeta
