Triste il Natale
Peppe Cassese
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Triste il Natale
mesto baccanale
con facce con zampogne e pecorelle
che osservano stupite cielo e stelle
con la cometa messa in fondo a dieta
or che il Bambino piange e si tormenta
e al gelo sulla paglia si lamenta.
Triste il Natale
luce ereticale
mentre le genti chiuse nelle case
dal sole dell’algore sono invase
con dolci panettoni e tacchinotti
che fanno la tua tavola felice
col cuore candeggiato in lavatrice.
Triste il Natale
forse al capezzale
di questo tempo languido e tiranno
che gioca a guardie e ladri con il danno
dei giorni consegnati al finto amore
la notte che l’arcangelo annunziò
che il bene non attiva i suoi falò.
Triste il Natale
salto nel banale
col cuoco che ha bruciato ormai l’arrosto
servito a bocche larghe a basso costo
nella speranza volta ad affrancarsi
sul prato della vita e sull’altare
dove che il cuore palpita nel dare.
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L'autore
Peppe Cassese
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Commenti (1)
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Marcella Usai22 dicembre 2025
Una poesia che sorride amaramente, prende il Natale per la barba e ne smaschera la recita. La satira è gentile ma affilata, zampogne stanche, comete a dieta, cuori candeggiati in lavatrice. Fa ridere, ma subito dopo punge. La sensibilità sta nel non deridere il sacro, bensì l’abitudine vuota, il rito senza cuore, l’abbondanza che copre il freddo vero. È un Natale triste non perché povero, ma perché distratto. E proprio lì, nel finale, lascia uno spiraglio, il cuore che palpita nel dare. Una critica che non condanna, ma invita. Molto sentita e condivisa.

