A caccia della musa (Il dolce niente)
Peppe Cassese
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Vado a caccia della musa
nuda come il primo maggio
ché mi ispiri frenesie
di quel tempo senza nesso
quando il verbo in parte lesso
mi portava a fare un giro
tra le larve di un sospiro.
Vado a caccia della musa
segregata dal destino
sulle piagge del Parnaso
col suo passo delirante
zampe e corni d’elefante
col barrito in via del Corso
bilanciato dal rimorso.
Vado a caccia della musa
rabberciata dal dio sole
nel suo mare addizionale
capitato dentro un verso
dove il canto scorre inverso
nel tentare inutilmente
di affrancare il dolce niente.
Vado a caccia della musa
che in soffitta è ormai rinchiusa!
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Peppe Cassese
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Commenti (1)
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Marcella Usai29 dicembre 2025
Sembra la cronaca di una caccia . Il poeta corre dietro a questa musa un po’ svestita, un po’ mitologica, un po’ urbana, che passa dal Parnaso a via del Corso come se nulla fosse, trascinandosi dietro elefanti, rimorsi e versi che vanno al contrario. Il tutto con un tono da epica sgangherata, più vicino a una tragicommedia che a un inno solenne. C’è dell’autoironia feroce: l’ispirazione non è un dono divino, ma una bestia indisciplinata, rumorosa, spesso inutile, che promette rivelazioni e poi lascia solo il dolce niente. E alla fine la verità è brutale: la musa non è morta, Plauso

