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Uomini 26 gennaio 2026 · lettura 2 min · 289 letture

Ero mio fratello a Dachau

Peppe Cassese 2167 poesie pubblicate
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La fuga della luce distratta dietro i fili di ferro sul terreno aperto al vento a gridare libero anche se stoltamente tra le foglie appena nate una notte di marzo del ’43. La corsa in alto nota distaccata fresco sapore di mare oltre la frontiera delle nuvole raccolte e pesanti ad abbracciare il cielo e poi giù a bruciare gli occhi stanchi alla finestra cieca con la crudeltà di una tortura. Ero mio fratello a Dachau sfortunato ebreo errante camiciaio di piccola taglia. Non ho mai contato i giorni non ho tempo per piangere e pregare è l’ultimo divertimento. Giuseppe trionfò in Egitto e Mosè ci portò via... Davide amò una straniera e Salomone ne volle mille... Un ladrone fu crocifisso e la terra si bagnò di sangue. Ero mio fratello a Dachau sventurato ebreo errante camiciaio di piccola taglia. Una guardia mi ha dato una mela avrà un po’ di cuore: era marcia e l’ho mangiata. Un bambino è morto nel freddo sulla tavola sotto la mia e il padre ne ha riso. Tre volevano fuggire larve impazzite e sono rimasti sul filo nero cartello d’avviso. Una vecchia ha chiamato Javé con la pioggia sul tetto negli occhi spenti... Poi ha gridato sconfiggendo il silenzio. Domani vedrò l’ultimo sole oscurato dal fumo dei camini. Ero mio fratello a Dachau sterminato ebreo errante camiciaio di piccola taglia. Nola 27 gennaio 1971
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Commenti (1)

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Marcella Usai26 gennaio 2026

Il verso- refrain è il cuore di questo testo forte. Non dice “ero come mio fratello”, ma “ero mio fratello”: annullamento dell’io individuale, fusione con la vittima. È una scelta etica prima ancora che poetica. Il poeta non racconta di Dachau, ma da Dachau, assumendo su di sé la voce di chi non può più parlare. Qui la poesia diventa memoria attiva, non commemorazione distante. Elogi caro Peppe