Soliti e non soliti
Peppe Cassese
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Soliti e non soliti
il verso è un vecchio inganno
e senza i suoi accoliti
può fare un grave danno.
La vena se ti arriva fa sfaceli
e sopra e sotto il rigo si dipana
o spacca il mondo o sfonda a volte i cieli
mischiando seta pura con la lana.
Soliti oppure nuovi
basta soltanto un tiro
sapendo che li scovi
al centro di un respiro.
La musa fa i capricci sul Parnaso
e con Apollo gioca a rimpiattino
e per colmare magico l’invaso
ricorre ai raggi freschi del mattino.
Soliti e diversi
su questa terra trita
uniti e sia dispersi
dall’ombra senza uscita.
E la licenza è quella da mercato
del sommo Dante appena giunto in fiera
e visto che il buon Dio è un esodato
non resta che vuotar l’acquasantiera.
©
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (1)
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Marcella Usai6 aprile 2026
Questi versi colpiscono per l’equilibrio tra l’ironia e la consapevolezza del mestiere. Hai saputo rendere bene l’idea della scrittura come atto viscerale, quasi fisico, che mescola l’alto la seta, il Parnaso, con il basso la lana, il mercato, togliendo alla poesia quell’aura sacrale e polverosa per restituirle vigore e realtà. Il ritmo è serrato e la scelta di chiudere con un’immagine così forte sul sacro, l’acquasantiera dà una scossa necessaria a tutta la composizione. È un testo che non si compiace, ma che "morde". Grande Peppe

