Catrame
Sapere di non essere più se stessi,
di essere stati luce prima,
sereno, capace di allietare
questo sapere pesa nell’anima
come catrame che cola lento.
Catrame che si insinua
tra l’energia che fu celeste,
tra la forza che doveva sovrastare tutto
e ora soffoca la melodia
che un tempo era leggera.
Il peso di non essere più se stessi
è il peso di essere stato divorato
da una realtà nata nella propria mente —
e da lì nasce la rabbia.
Rabbia che scivola dove non vorrebbe,
verso chi ama e non giudica come pare,
ma io vedo solo le critiche,
il peso di non bastare mai
a chi mi sta accanto.
Dovrei dare luce
e invece do un punto nero
che si allarga senza fine,
inghiottendo nella mia disperazione silenziosa
chi mi ama ancora.
Uscire fuori. Respirare.
"Respira" dicevo io, a chi soffriva.
"Prendi fiato, senti l’aria nei polmoni,
senti la vita che ti riempie."
Ora non ci riesco.
Sto annegando nel mio stesso catrame,
portando con me l’odio
per quello che non sono sempre stato
ma che, per gli altri, ormai sono diventato.
Catrame che annega la mia anima... Respira!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Webmaster
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Marcella Usai12 luglio 2026
Questa poesia è davvero intensa e toccante. L’immagine del catrame trasmette in modo potente il peso della sofferenza interiore. È un testo sincero, profondo e scritto con grande sensibilità, capace di emozionare e far riflettere fin dalla prima lettura. Complimenti sinceri all’autore per questa bellissima e intensa opera.

