L’inganno del restare
Antonietta Angela Bianco
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Tra le tue dita il tempo si disfa,
come una seta che il vento trascina;
mi cerchi l’anima e il volto s’eclissa,
mentre il silenzio nel petto cammina.
Sei come un porto che nega la sponda,
un’onda stanca che mormora e mente;
mi vuoi vicino ma l’ansia m’affonda,
come una nave tra il nulla e il niente.
Mi stringi forte, ma è morsa di gelo,
non è l’abbraccio che scalda la vita;
sono un uccello sospeso nel cielo,
con l’ala stanca che resta ferita.
Siamo le crepe di un vaso di vetro,
dove la cura non posa il suo velo;
fai un passo avanti e cento di dietro,
mentre si oscura ogni lembo di cielo.
Non è l’amore che tiene la mano,
ma la paura di restare solo;
restiamo chiusi in un cerchio lontano,
senza la forza di spiccare il volo.
Tu non mi perdi, ma sono già altrove,
dove il mio cuore rinasce radice;
non cerco pioggia se il cielo non piove,
non trovo cura in chi mi trattiene.
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Antonietta Angela Bianco
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