Custodi dell’Alba
Marcella Usai
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Nel chiaroscuro del mio petto
un sussurro innominato preme per fiorire,
inclinazione cieca della materia
che scommette su un atomo di luce.
Il mattino promesso è una trasparenza tesa,
un vuoto specchiato all’altezza del respiro:
esigerebbe soltanto il dischiudersi del volo,
l’abbandono del peso alla corrente.
Ma la traccia dell’antico timore
è un’ancora sommersa nei pensieri.
Sosto sulla soglia dell’immenso
e rimango sul ciglio dell’acqua,
a decifrare il congedo delle onde,
trattenendo l’audacia nella piega della sera.
Eppure la notte consuma l’inganno del fondale
mentre il mattino scioglie i nodi della riva.
La mano cerca nel buio della stoffa
la consistenza di quella luce taciuta,
la consegna al vento come un’offerta.
Cessa il calcolo immobile delle maree:
ora la terra è solo un confine da dimenticare,
un peso che impara a farsi volo.
©
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
Commenti (1)
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Giuseppe Mauro Maschiella27 agosto 2026
Bellissima e profonda poesia, il mio elogio sentito, poetessa Marcella! Un caro saluto!

