Non è una fiaba
Non é una fiaba
e neppure una storia
o forse si,
un sogno, chissà!
Abbiate pazienza
ve la racconto
così come viene,
a modo mio,
senza aver capo
e senza aver coda,
lasciando ad ognuno
d'esser sovrano
d'interpretarla
così come vuole.
Perché si sappia
che una semplice storia
o sogno che sia,
può anche cambiare
se lo si vive
in prima persona,
quando si deve
affrontar la paura
e si può contare
soltanto sul cuore.
Da fuori
vedevo un sabba di streghe
urlanti e ghignanti
in quella stanza
sterile e fredda
dove la morte
è sempre vincente.
Avevo paura,
dovevo entrare
e volli osare
offrendo il mio cuore,
e fu così
che oltre la soglia
vidi folletti,
elfi, piccoli gnomi
e azzurre fate,
sorrisi loro
e tesi le mani
e allora capii
che non c'èra morte
ma era solo un passaggio,
un ritorno indolore
nel suono e colore.
Mia mamma era li.
- Vedi?
mi disse
- La nostra paura lasciamola andare
- Vieni!
sorrise offrendo la mano.
Stringendomi a lei
giocai felice
in piena esultanza.
Poi mi fermò
lasciandomi andare
- Tu no!
Mi disse soltanto,
ed ebbi paura,
ma vidi la luce,
sentii il calore
del forte suo abbraccio
e allora capii
che quello è l'inizio
di un nuovo giorno,
in cui nessuno è perdente,
perché questa è la vita,
quello è il ritorno.
©
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