Incubo
Non più passi frettolosi
nel corridoio reale
ma seduto sui talloni,
nel buio l’attendo.
Fratello di identità certa,
guardiano sulla soglia del sonno,
lascerai il tempo di scorrere il sogno
per un ultimo sguardo sereno?
Avrai invaso l’abisso inconscio,
quando fauci enormi
sbraneranno il sole?
Si udrà riecheggiare l’eco disinvolto
dell’orrore del cuore
battito amplificato,
mostruoso?
Lame taglienti scagliate nel buio,
scenderanno come rasoi,
insediandosi tra le rughe del tempo,
mentre scarnite dita afferreranno il vuoto.
Gioco di luci
splendono intorno,
collana di luna
circonda l’eremo
vestito di lenzuola sudate.
In un sussurro l’innocente mattino
scioglie le nere fauci
e di miele rosato,
sciabole d’oro,
inonda l’aria di colore e luce,
sgonfiando il petto
dall’aria infetta
dall’incubo.
©
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