Per le rime (delirio in 52 righe)
Mi dissocio:
dal calore dell'amore,
dal dolore in fondo al cuore
e dal fiore con il suo odore;
dalla vita tra le dita,
sempre in salita o ferita,
non capita oppur tradita.
E dal mondo sempre tondo,
dal profondo di un secondo
e dallo sfondo del sottofondo.
Dalla sera di primavera
con l'aria vera e sincera
e dalla chimera sulla scogliera.
Dal coraggio sempre a maggio,
dal miraggio del paesaggio
e dal messaggio dell'uomo saggio.
Dalla gloria della storia,
dalla boria per la vittoria
e la baldoria alla memoria.
Dal successo per il sesso
concesso spesso e senza nesso
all'amplesso del primo fesso.
Dal futuro sempre oscuro
e dal muro sempre duro;
dal sicuro e l'insicuro.
Dall'oggetto del progetto
e il soggetto del suddetto;
da sopra il letto a sotto il tetto.
Dalla bella come una stella
-gemella o solo sorella-
da Lella, Ornella, o semplicemente ”quella”.
Dal lago con l'ago,
dal mago con lo spago
e dal vago del pago o non pago.
Dai percorsi dei discorsi,
dai concorsi degli accorsi,
dai lunghi corsi e i pronto soccorsi.
Dagli amanti così distanti
bramanti, deliranti e accomodanti;
dai loro canti e i loro pianti.
Cerco stimoli pregevoli,
non frivoli coriandoli
piacevoli e arrendevoli.
Amari, ma chiari;
più rari che vari;
temerari e lapidari!
Soddisfatto di fatto
e non dall'atto benfatto
di ”gatto” uguale a ”matto”.
Mi rassegno dal disegno
con un segno degno e pregno
di sostegno per l'impegno dell'ingegno.
©
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