Pupazzi
Pupazzi
Giallo e nero, venti posti a sedere,
autista con cappello,
immagine riflessa nello specchio.
Due occhi mi interrogano e affermano: paura.
Sosta improvvisa, è buio totale, soltanto due stelle
Ad opposti estremi, sporcano il buio.
Domande frettolose e risposte vaghe,
corro veloce e mi trovo in un deserto
sulla lunga strada,
automobile finisce fuori strada
era un muro, quello incorniciato entro un arco a sesto tondo
una cascata di immondizia vomita dal muro.
Quanti pupazzi dal pelo sporco, sbiaditi, senza un occhio,
senza mano, molle che si stagliano verso il cielo,
un orso immobile guarda in alto riverso tra cartacce
e scarpe vecchie, un tacco nella sua bocca.
Puzzano le vecchie parole:
- “ciao, mi chiamo Rudy, ciao mi chiamo Rudy,
ciao, mi chiamo Rudy. Vuoi parlare con me? ”-
Salto in alto, respiro aria pura, mi stacco da me stessa,
atmosfera allucinata, battiti in aumento, la stiamo perdendo.
Su quel campo di margherite bianche, corre veloce, libera, spensierata, scalza.
Remembers
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Commenti (3)
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I
Il Crudo15 aprile 2008
scrivi benissimo, non c'è dubbio. forse forzi un po' la mano in alcune fasi, e si vede che prediligi la prosa alla poesia. molto incisiva.
F
Francesca Coppola15 aprile 2008
Assolutamente originale per significato e significante anche se in alcuni punti un pò prosaica. Rimane un'opera degna di nota.
Antonio Sammaritano26 aprile 2008
spiazzante e insolito componimento con cui l'autrice, abilmente, ci porge in un vassoio il dramma della solitudine, della tragedia quotidiana truccata a stento dalla pseudo solidarietà: cliché di una società se non ipocrita, indifferente e individualista.
