Nostòs. il ritorno
Il mio sguardo, a scrutare l'orrizzonte infinito,
in una contemplazione, visiva, di forme ellittiche,
che mi rimandavano, sensazioni, di sfericità di terra.
Adesso Capo Horn, baluardo angoscioso di traversate remote,
è dietro la scia della mia imbarcazione, sconfitto,
dopo aver slegato, dalle bitte, le sartìe,,
e liberato, le vele, al vento augurale,
in un ritorno senza confini, di miti e di paure.
Fotogrammi visivi, in un Slow Motion crudele,
di elmi ammassati, di città, distrutte con l'inganno,
di donne stuprate, dal seno squarciato,
che in una Pause Still di morte, avevano perduto dagli occhi,
quella luce intensa, pallidi reverberi di cristalli inerti.
Questo ormai, era il mio ritorno, colmo d'angoscia e di rabbia,
ancora, di rabbia e dolore, frammiste all'abbandono e alla dolcezza,
un ritorno da ancestrali esodi, da spiaggie lontane, dissolte da nulla.
Tra la salsedine, gli sprazzi, il disco solare accecante,
un lembo di terra, un anfratto, apparire e scmparire,
in un equilibrio precario di brume rarefatte,
tra i rimorsi dell'animo, le reminescenze di attimi,
un ritorno, un ritorno, forse agognato, mai voluto.
©
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