A chi distrattamente si sfiora
Alle pieghe odorose
di soprabiti inamidati
Al rumore della fretta
e all’odore della città.
Alle mani confuse
che si perdono in carezze
involontarie
Ai fili che legano questi corpi sconosciuti.
Il baricentro dell’emozione
che si sposta
ai lati della casualità
si inclina
toccando margini
di bocche sconosciute
di parole estranee.
Alle scosse
che fanno vacillare questi ignari passanti
Alle occasioni perse
per semplice distrazione
Alla monotonia delle cose
il solito percorso,
i soliti incroci
Il pensiero dolce amaro
che inchioda i passi
sul suolo della stabilità
abitudine è certezza
e se si è certi, è giusto che terremoti di idee
provino a spezzare l’equilibrio dei giorni.
Alle recite a soggetto
Canto alla precarietà dei sentimenti
All’obiettivo di un autovelox
che inchioda il sogno di velocità e forza
di un automobilista affamato di chilometri.
Canto alla grandine sui tetti degli abitacoli
protettori di famiglie
che credono nel Dio del progresso
Ai ciottoli calciati
da piedini nervosi
Alla cappa di smog e cielo
smog e cielo
graffiata dai voli di un aereo.
Canto a chi distrattamente si sfiora
A chi sfrega le sue braccia
con altre braccia
con altre storie
correndo o camminando
su vie infinite.
Canto a quelli che improvvisamente si toccano
Per poi dimenticarsi,
persi nella foschia
della città incurante
dei flussi di vita.
E così, potrebbe continuare all’infinito.
Inconsapevolmente.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!