Malìa
Il tavolo tripode è pronto
soffuse le luci
le tende tirate
solo il medium s'attarda
imbarazzato perfino
comincio da solo
dunque
coll'accordare la frequenza
e toccare con le mie
le mie dita.
Non conosco lingue antiche
non ho piattini
né alfabeti disegnati
quindi sarò io
a parlare lentamente
e tu,
dietro quella nebbia
discutibile e mistica
da operetta,
semplicemente ascolta.
Togli subito
maschere e vestiti,
in mare aperto
solo l'essenziale
e, spiacente,
niente spiaggia per stanotte.
Entra nel porto delle mie braccia
gioca, divertiti,
esorcizza,
immergiti qui di fronte
e riemergi lontano
laddove non mi trovi
ed istantaneamente
ti manco.
Piangi pure,
urla, graffia, godi
banalmente,
genialmente
godi.
Lascia che la mia acqua
ti cinga forte
poi rilasci
e ancora ti circondi
senza speranza
di un'inutile requie
pelle su pelle
occhi negli occhi
di ventre
fianchi, reni
lasciati gustare intera
senza resto
nessun nascosto lembo,
nessuna colonia sensibile
abbia mai a risentirsi.
Dimmi chi devi rispettare
stavolta,
squaderna
tutto quel che osta
avi, promesse,
immobili ed eredi,
stendi con minuzia
il catalogo dei progetti
e del loro repentaglio
ma mi scuserai
la certa distrazione
per tutti quei liquidi
tuoi deliziosi.
Che i desideri si annusino
l'un l'altro
a lungo
come cani
farli incontrare
conoscere
la missione segreta
di questa dubbia
metafisica
passeggiata.
Ma nota anche, ti prego,
la comodità ineguagliata:
non chiede precauzioni
l'amore col fantasma.
©
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