Donne
25 maggio 2008
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La donna nella stazione del tempo
La stazione è deserta, qualcuno aspetta,
un capo stazione assonnato
e un bigliettaio appisolato.
Una donna consumata dal tempo
nella sala d'aspetto,
tiene in mano seduta, un classico biglietto.
Spiccioli di storia nella sua memoria,
celati per sempre nel ricordo adulatorio.
Ma si addormenta nella noia del giorno,
e quel foglio gli cade e in aria ritorna.
I rintocchi di una campana scandiscono le ore
mentre seguo quel foglio che in aria s'invola.
Voglio farla felice, e abbandono le valigie
per rincorrere il pezzo di carta,
anche se c'è chi mi prende per matto.
Una corsa affrettata tra i binari del treno,
e su quel foglio mi avvento con un baleno,
e riesco a prenderlo al volo
mentre il vento si alza e compone un assolo.
Due righe soltanto in un inchiostro consumato,
scolorito da lacrime bagnate.
”Tornerò domani! ”.
E mi prende il sollievo per aver temuto
che il foglio poteva andare perduto.
Mi chiedo, cosa sogna quella donna,
con le mani posate gentili sulla gonna.
La tenerezza adesso mi piglia,
e svegliarla di colpo il cuore mi spezza.
Chiamarla non ho voglia,
e l'ammiro nella luce di un immensa bellezza.
Immersa in un tempo che non può fare a meno,
sembra una scena di un grande romanzo.
La campana rintocca l'ora di pranzo,
mentre piano adesso m'inchino,
e lei di colpo la testa reclina.
Un gelo mi piglia, e le ricade quel foglio,
ho paura a pensare, e non voglio,
proprio ora che il vento è calmato,
che per sempre si è addormentata.
Chissà da quanto la donna aspettava,
o forse era lei che al vento tornava.
Ma mentre faccio fatica a ingoiare saliva
lentamente alle mie spalle il treno arriva.
Andrea iaia
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