Testamento (un pezzo allegro)
Date i pezzi del mio cuore
al cane dei vicini
c'è ancora tanto sangue
e un po' di fibra
da sfamarlo.
I miei pensieri circolari
vendeteli all'incanto
coi libri antichi
e la bigiotteria rubata.
Gli occhi miei
abusati
dateli ad un ricco
dall'aspetto sfortunato
ma fatevi pagare
son due acque verdi.
Le mie gambe spezzate
ad un arredatore
saprà farci dei miracoli,
magari un abatjour.
Regalate la mia voce
al talento di un attore
troppo vicina al sentire
lui saprà come aggiustarla.
Il mio cervello
lasciatelo alla scienza
ché spieghi il paradosso
d'esser così brillante
ed un semplice rifiuto
non capirlo.
Per l'orgoglio
accomodatevi così:
scegliete chi più odiate
e a lui fatene presente.
Per la dignità
cercate pure
ma non troverete.
Le mie risate
sguaiate e roboanti
le lascio agli amici
andranno raccolte
in un nastro viola.
L'odio non fu,
vi lascio la rabbia
insegnatela ai bambini
meglio dell'indifferenza.
L'invidia che vi lascio
è smisurata
maneggiatela con cura,
ché non tocchi mai una donna,
e fatela brillare
o raccontatela.
Il mio cazzo impagliatelo,
con un poco d'attenzione,
e di lui fate un fermacarte
o giocateci a cerchietti.
A lei spetta la mia corazza
e tutto il resto
che dice di aver visto
ed io non ho.
©
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Commenti (1)
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Leaf28 maggio 2008
Originale e (auto) ironico, questo ”testamento”, compilato con arguzia e un briciolo di gustoso cinismo... Ben scritto, ha una vaga aria di antico De Andrè. Molto apprezzato.
