Affinché
Più non so il suo nome
ma lo vedo una voce
quel profilo raggiunto
solo e se
abbandono lo sguardo
e non sono corpo
ma spirito di una passeggiata
come è leggero e impercettibile
il volo di uno scricciolo
che poi scompare tra le scaglie
a far compagno al geco di campagna
ad ascoltare le stesse cose.
Ed io su questo sasso scivolato
prima trepido e sperso
che mi guarda
come un invito
a riposare la sete
che di arsura
si prosciuga l’ora più chiara.
Bevo il sorriso di analogie e fughe.
Uscire infanzia allo specchio di quella fonte.
Affinché.
E di ben poco
m’appago.
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