La bambina prigioniera della luna
Nelle foglie umide,
la pen'ombra solitudine
risveglia gli occhi della luna,
che invita gli alberi ad affondare
i rami a perquisire il cielo
in un linguaggio misterioso.
Rimane la fanciulla
prigioniera di un argento
dove l'ansia e l'inquietudine
hanno il sapore di un tormento.
Piccole pietre nelle mani,
per offrirle al tempo, all'aria e alla notte,
per incantar la nobildonna
dai sorrisi e dei profumi.
E soave la voce attende
nel respiro della valle
dove il mondo tace e dorme.
Soave, col sorriso delle stelle,
e coriandoli nascosti
che versa in un ruscello,
attende la sua voce calda sulla pelle.
Soffia tra le mani
come perle luminose
pagine di ascolto,
dove nuda è l'armonia
al canto della notte.
E' prigioniera
dello specchio di cristallo.
Dove i ciottoli versati in acqua,
disegnano cerchi all'infinito
nelle ombre come un ballo.
E la luna osserva,
immobile, impallidita,
incantata dal gesto di quelle mani.
Nel silenzio più assoluto,
dove l'alba è lontana,
quell'argento
la imprigiona sino all'indomani.
©
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L'autore
Andrea Iaia
Nasco a Taranto il 21/01/1955 e già da ragazzo cominciai a scrivere tutto quello che mi passava per la mente. Non avendo un diario personale, lo facevo su un quaderno di scuola. Un amico di famiglia mi fece innmorare della poesia, dopo che vinse un premio letterario sul papa, e quindi, mi aiutò alle prime nozioni di me
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