Ufficio reclami
Odio la legge esatta
per cui il ricordo si scolora,
per cui si toccano altri lidi
ed ogni passo è terra nuova
ma forse
è il non sapere,
l'aver udito senza voce,
la vera mora,
strana,
del dolore.
E non è vero, cara mia,
che il silenzio anch'esso parli,
se questo hai mai pensato,
passa l'acqua sotto i ponti
c'è l'attesa, il darsi tempo
quant'è saggia, signorina,
come nonne con le corte
gonne,
come fa le fusa il gatto
alla pantofola.
Invece no,
mia bellissima bastarda,
c'è pure il tempo dell'urgenza
da annusarsi,
il non ritrarsi
c'è da darsi, a volte,
il rischio, il non sapere,
da tuffarsi giù nel tempo
e concepirlo,
che siano incongrui,
stupiti, inadeguati
i sentimenti,
c'è comunque
da esser lì presenti
accettare di finire
il non si sa che cosa
e farlo bene.
Scrutando dentro
queste bonacce minacciose
che sono i giorni miei
non mi è poi chiaro,
per confronto,
il quanto o il cosa
ti sarebbe mai costato
mentre chi è che ancora paga,
quello sì.
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Commenti (1)
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Cristina Khay22 giugno 2008
Hai usato una forma poetica dal sapore e dal suono antico che hai poi saputo articolare in modo molto interessante per esprimere una urgente emozione... Particolare e pungente, bravo.
