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Introspezione 23 gennaio 2006 · lettura 2 min · 670 letture

Righe e m’apostrofo

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Luigi Diego Eléna 262 poesie pubblicate
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Come la fronte della meridiana stagliata sui muri che rimandano silenzio che procede per scorci a somiglianza dell'umore del sole che gira intorno le lancette d'un orologio sempre in affanno d'un forte desiderio sulla scia del giorno dove le penne scorrono col pennello e mano al fiato del vento che passa da una mano all'altra a togliere alle statue l'ombra di quel dosso sullo sfondo sul solito trono righe questi solchi sulle vecchie strade in quel vicolo degli occhi s'allargano. Col suo corpo nuovo s'infrange a sbalzi un'onda non è nient'altro l'un l'altro del suo trovarsi vergine solo una volta a riva. E lo indossi tante volte come un abito da sposa poi è solo stargli più vicino a aiutarlo a germogliare. La lettera all'inverno è già spedita senza più enigmi svanire al suo vero nome. Come aprire con una chiave diversa la porta di un labirinto e trovarsi un rettilineo cancellato. Perché quel seme è nel mio solco. E perché luccicano i bottoni d'oro del sole nell'asola del cielo se non sono un argine solo col pensiero di pochi e le parole sono il mondo di poca luce. L'aspetta la penombra di passaggio. Ho dimenticato a raccontare gli occhiali al punto e di nuove sillabe m'apostrofo.
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Luigi Diego Eléna
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