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Sociale 24 gennaio 2006 · lettura 5 min · 1245 letture

Lettera ad un brigante

A
Anna De Luca 23 poesie pubblicate
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che bel sorriso dolce e che occhi tristi che hai brigante che non dici parole e guardi lontano il tuo paese come il mio è al bivio del mondo a sud del mondo tu sei solo come tuo padre che fu latitante dalle mani macchiate di sangue per lavare i soprusi al suo orgoglio di uomo ferito nella luce fioca di una lampada ad olio c’erano i morti con i cuori trafitti dai coltelli spezzati dalla fatica di vivere e lui nascosto tra la paglia e il carro era stanco come il suo cavallo stremato dalla folle corsa lanciata alle soglie di un cielo povero nero e sempre sconfitto a tuo padre fuggito nel bosco accerchiato dai carabinieri dell’Italia straniera lo difese come una mamma la n’drangheta lo allattò di codici e regole gli offrì libertà e dittatura e lui scelse un cielo bagnato di pioggia e il fango della montagna una preghiera calmò la sua paura nelle sue lagrime amare nascose la vergogna di essere diventato una bestia braccata Dio c’è ed è in ogni luogo pure nel vento che brucia i sogni degli assassini diventati assassini per caso poi le parole della gente per bene appiana le coscienze svendute al mercato della storia già scritta brigante che belle spalle che hai pensi sempre a lei? a lei dalle cosce rotonde bianche dure come lo sono le pietre della strada che porta a casa sua di notte in piedi nel portone le ruba veloce un gemito solo la tua mano possente che alla sua bocca offre un dono d’amore che le strazia la mente dal piacere confuso nell’angoscia della partenza tu non le parli d’amore non dici parole le parole le hai lasciate giù al porto sul mare capovolte come la barca nella tempesta che portava via farfalle dalle ali spezzate brigante quel giorno erano alzate le tue mani e senza lupara la luna taceva nel suo chiarore illuminava l’altare della patria tra le bandiere a stelle e a strisce Dio contro Allah Allah contro i ricchi i ricchi contro dio che dice di amare dio come noi stessi così abbiamo fatto noi quel giorno brigante che di te appena conosco il nome noi abbiamo servito la messa abbiamo servito la pace non eravamo vestiti di bianco eravamo in jeans e magliette leggere leggera era la gioia che scorreva nelle nostre vene con le mani nude abbiamo scavato nei sogni nuda era la rabbia quando abbiamo cercato di corrompere le coscienze vestite dal lusso dell’ipocrisia per un attimo è come se avessimo fermato il corso alla storia ti ero accanto brigante tu eri il capitano di una piccola nave dalle vele stracciate io il tuo mozzo lustravo la stiva e per la ciurma preparavo la cena e insieme abbiamo atteso bufera guardo i gabbiani nel cielo ora e queste notti ormai senza traguardi nel nostro paese a sud del mondo dove il dolore graffiato è dipinto sui muri e sui visi abbassati dalla paura e ricordo il pane di pietra dolcissimo che abbiamo mangiato all’ultima cena delle nostre giovani vite incontaminate io e te brigante ancora aspettiamo la resurrezione della santa pasqua gli arlecchini servi ancora servono i padroni e i baroni la fanno da padrone fumando seduti in piazza davanti al caffè con gli occhi sazi dei buoi quando pascolano sazi tu non parli non dici parole mentre la gente applaude all’acrobata scemo dal doppio salto mortale del capitalismo maturo ormai senza rete le meretrici fanno i conti alla rivoluzione che ha sputato l’anima della sua anima nata già morta nessun avvocato nessun dio avrà il coraggio di difendere la nostra ingiusta causa nessun giudice potrà giudicare cosa succede quando scoppia l’amore nel cuore di un uomo nessuno potrà fermare la corsa di noi gente del sud condannati a correre oppure a morire (eravamo in tanti quel giorno nella terra di Calabria in centinaia a migliaia erano i cuori moltiplicati da una furia gioiosa di una piccola rivoluzione che somigliava alla rivoluzione francese spirava una zefiro dolce nell’aria complice densa di un profumo di zagare sembrava proprio che fosse scoppiato lì tutto l’amore del mondo era di sera ma il sole pareva splendere e scaldare le nostri mani spaccate dagli applausi forti dai balconi pendevano coperte di seta lenzuola bianche erano appese come stendardi di vittoria per dichiarare la resa incondizionata assoluta totale all’amore i vecchi dalle finestre ci benedicevano per strada le signore dietro gli occhiali con occhi commossi ci stringevano le mani e gli uomini stanchi dal lavoro ci venivano addosso per starci vicini c’erano pure i benpensanti quelli che non pensano che finalmente quel giorno avevano pensato che il mondo è di chi pensa che possa cambiare tutti insieme per le vie abbiamo bevuto vino e respirato sorrisi e scambiato parole gentili c’erano tutti quelli che sono sempre controcorrente quelli che credono di essere assenti ingiustificati e gli indifferenti che si erano ormai dichiarati pentiti… “nun s’ha da fa!” gridavano tutti in quel processo era il futuro seduto al banco degli imputati, colpevole di essere stato incatenato e tu brigante, reo soltanto di averlo sognato libero
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Anna De Luca
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Commenti (1)

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Maria Francesca29 giugno 2006

bellissima incredibilmente bella, originale, la rileggero' ancora c