La preda sudata
Avea di nuvole e glutei, sentieri e schiena
Parea un angelo d’ali e spalle
del bisogno e sguardi di turgide colline
Tra monti e seni di curve e fianchi.
Mostrava l’affanno dell’incognita mano
di sussulti a gonfiar di petto e gote
d’indirizzo andava a fissar di occhi
mi tenea sguardo dell’ingrosso comincio.
E lento e certo scorre da fessure e monti
del nettare figlio, tra pieghe carnose
bevevo sconcerto e stupore tra cosce e gambe
sentivo d’un cuore al galoppo e grosse vene.
Girammo di corpi a conoscer carezze e sfide,
m’alzava imperiosa tra mani capienti
scorreva tra anelli e di rosse unghia pittate
l’intento a dominar fiero e duro l’ambito sapore.
Tra ansimi nati a stringer di polsi e chiome
fermo tenevo di gemiti e lenzuola
la sudata preda che di lingua aiutavo di labbra
fra i sentieri del ventre a sconfinar di goccia.
Pazzi d’odore, di carni, salpai con forza
dentro quel mare tra piacevoli e rotti consensi
e di tutt’uno d’un albero e un prato buttammo radici
profonde a toccare sensi tra baci di ventri.
E sporche parole ingabbiate tra umide labbra,
del frenetico amplesso, ci resero liberi e furiosi
di cotanto amore d’avvinghio e duri nervi
l’infinito finì, esausti dell’attimo arrendevole.
©
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