Qualche tempo il dopo
Si cammina a scacchiera
un vecchio riseu di campagna
perché i muri a secco sono stufi
e han sbadigliato scaglie.
Nessuno passa.
Adagi in pillole e schegge
di legno chiaro e legno scuro.
Parliamo un po’
è lo stridore di voci
ritmi dei miei passi sulla ghiaia
e i lievi sibili degli alberi d’ulivi
in mille nodi.
Ai gradini più bassi alcune vele
scendono verso il mare
e sfumano l’azzurro
nel vento che pesca dalla riva
le prove di pazienza a rattoppar la rete
a fior di labbra d’un pescatore.
Un fascino malato si leva
del visibile che tocchi.
Qui mi trattiene
per una spina un rovo.
Nessuno passa.
Null’altro che sparisce
a confinare col nulla
come lassù all’orizzonte.
E c’è più spazio tra il non visto
di chi passava allora.
©
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