L’amor perduto
Ancor e ancor dopo, mi trovo
sospeso e afflitto mio malgrado
nel dolgo mi spengo, d’assopita gioia.
Or che mai la ita amata si spreca,
al comincio palese dell’assolo pianto
d’invoco mi presto dell’esaspero domani.
Al grido acerbo d’infinite strette e mani,
d’eco rimando a fondo e a forti pensieri
che rei meschini di regalo mi prosto.
Che nulla valga prono e di giunte mani,
d’invoco al cielo e occhi alzati
di petto batto di pugni e colpe avanzo.
Mi asciugo stanco d’asciutti pianti,
e di palmo scosto ricordi e quadri,
che non ebbe fine al ricordo andato.
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