sole
il sole macerante
di luce tenebrosa
sovranamente emarginato
nel viver solo suo apparire
brucia in raffinata maestria
i fasci di raggi speculari
conforto dei nervi arresi
alla pena pronunciata
dal tempo ombra
lesto nemico
ventiquattro rintocchi
di ossessioni visive
al diletto irradiare
sole
che del sapere tuo interiore
ricordiamo solo le figure
la basilare anatomia
che ancor gratificano
un vanto da sfoggiare
come un pensiero sgradito
ne preveniamo l’arrivo
con antidoto ignoranza
per non contrarre il vizio
del morbo intellettuale
sole
che della bellezza tua
calcoliamo le misure generose
l’impetuosa smorfia
dell’ espressione vogliosa
come un’angoscia che esprime
l’individuo febbrile
su rogo impazienza
per l’atrofico bottino
di un primo incontro
sole
che tra le mie parole
a te lascio sempre uno spazio
perché quando
non si può più fuggire
io salpo alla deriva
verso la tua lontananza
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Sincity
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