Il camice celeste
Seduto al capezzale sconosciuto,
di un corpo abbandonato all’ ospedale,
scruto negli occhi un ultimo rifiuto
di chi non ha più voglia di lottare.
Raccolgo le sue mani, ed un sussulto,
quasi retaggio di un pudore antico,
subito spento da un vigore occulto,
per affidarsi ad un calore amico.
Solo, fra chi vivrà pari destino,
nell’ ora di un tramonto inosservato,
’cenni a un sorriso, dal tuo viso reclino,
per un gesto ormai dimenticato.
Ed il camice mio, color del cielo,
scopre dei punti scuri, non previsti,
mentre la dignità getta il suo velo,
concede ai sentimenti...che sian visti.
Dormi nonnina, sogna che le mie mani,
donino il tocco dei tuoi figli assenti,
lavino gli occhi dalle gocce amare
che il vuoto intorno soffocò sgomenti.
Io non ti lascerò, non senza affanno,
straniero nel tuo mondo, ma col senno,
di chi ha vissuto la tua stessa ferita,
e scorre solo sabbia, fra le dita.
Dormi nonnina, poni anche il mio calore
fra i sogni che hanno corso sul tuo viso.
Custodirò per sempre nel mio cuore,
quel cenno timido, dell’ ultimo sorriso.
©
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Commenti (1)
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Mg14 febbraio 2006
quanta dolcezza e amore dietro questo scritto. fa pensare a quanto soli lasciamo i nostri nonnini... M.g
