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Fantasia 21 settembre 2008 · lettura 4 min · 3565 letture

Dialogo Della Metrica All'Autore

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
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A narrar mi appresto d'un recente sogno, in cui la Metrica m'apparve triste e sconsolata, per l'abbandon dei moderni poeti che suoi amici e riconoscenti esser dovrebbero. Per una stanza illuminata andavo, ma la luce del Sole non potea filtrare, che se ben rimembro, niuna vitrea finestra lì era locata. Lungo le pareti tutte aurei poeti si potevan incontrare: veniano pria li ellenici (di Saffo e di Alceo io ricordo; giungean poscia i nostri latini: uno d'essi versi d'amore tristi su di un Liber stendea, venia quinci un che accompagnato era da due fanciulle, quali Calliope e Melpomene io le riconobbi. Andando, vidi un che molto tristo i propri lumi dal fatale tempo non distolgea. Poi vidi un di rosso vestito che seco un pavone avea, un altro che tormentato amava, un che spesso sorridea felice. Poi molti altri: un abate precettor, un che Sepolcri acclamava forte, uno triste, triste molto, che seco recava un fiore, una ginestra io penso. Dopo questi nessun altro. Ognun di quelli di luce propria splendea e capii che di codesti la stanza ove mi trovavo brillava. Poi il buio e una donna piangente che in un angolo sé nascondea. E io che non avea aperto bocca fin lì, a gran voce dissi curioso: "Chi se'tu che fuggendo vai simil ad un ladro?" "Te, poeta moderno, vidi e per questo fuggii. Io son la Metrica, dei poeti compagna." "Codesto tuo servo ti cerca invan, sol di te ha bisogno, o Eccelsa! Ché nel buio angolo Tu dimori?" "Quivi sì triste e sconsolata giaccio Ché obliata i moderni mi han, scordata!" "Qual è stata dunque la tua colpa? Aver i classici resi sì grandi? Esser stata protagonista d'opere sublimi e perfette, qual Tu crei? Seco aver recato l'umanità tutta per secoli innumerevoli?" "Affine a pensieri contener non mi reputano, quasi un limite fossi." "Qual orribile affermazione odo! Il Cielo prego ché Ugo o Giacomo mai simili parole udir possano. Ché forse non sono stati essi capaci a lor pensieri esprimere? Eppur in quel tempo Tu, o Metrica, lì eri con loro!" "Indubbiamente!" "Se una cosa imparato ho dal mondo è questa: schiacciati i migliori son ingiustamente, come te, o Metrica!" "Non disperar mio giovane amico! Sempre ne la memoria de'grandi poeti avrò nuova linfa vitale, ché nessun de'moderni sovra Giacomo e gentili amici suoi a star verrà, come tu pria vedesti. Notato certamente hai quel profondo buio: la discesa della poesia significa. Ma io, io, ricordati, sempre nel tuo animo resisterò, se, come ora, mi sarai fedele." "Chi il virtuoso sentier della Musa percorre, disgiunto da te non può star." "Sii tu la mia nuova speme." "Impresa ostile mi chiedi, o Metrica! Ma teco forse all'altezza sarò." "Forte il tuo spirto, la mano possente, ti son le stelle amiche, favorevoli i grandi del passato che sperano ne la tua così onesta fatica." "Se meco sono loro, non mi tange la paura!" "Questo è il giusto spirto!" Quivi, una densa nube sì bianca, venne a star tra di noi e n'apparve un vecchio e sembrava egli cieco, ma ciononostante di gran virtù. Sotto le braccia due monumentali libri tenea: un del rosso di guerra fiammeggiava rovente, un vivea del marin blu e della grande avventura. In egli vidi ardere il vivo fuoco della poesia e sì conobbi l'antico greco patriarca Omero. "La Metrica non lasciar, figliolo mio. Ella a grandi cose nella propria vita conduce: segui il mio esempio." "O sommo Omero, possa tu dall'alto de'Cieli proteggere la virtù rara che posseggo, se ella lo è!" "Io son teco e tu hai gran virtù. Sii tu a dar alla poesia classica nuova vita, sii tu il mio successor!" "Certo lo sarò!" E detto questo, il saggio sparì, svanì il sogno, e io mi destai. Rai dalla finestra, era già mattin.
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nessuno di questi versi vuole essere di rimprovero a chi non fa uso della metrica giorgio vasari diceva un secolo e mezzo dopo la morte di michelangelo buonarroti che da quel momento in avanti la pittura, la scultura e l'archittettura sarebbe state certamente inferiori io personalmente affermo che dopo giacomo leopardi la poesia non è più da considerarsi alla pari ma rispetto ugualmente le scelte dei poeti contemporanei che non ne fanno uso... foscolo, parini e leopardi riuscirono ugualmente anche con l'uso della metrica ha imprimere i loro pensieri nei loro versi

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

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Commenti (3)

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mp47pasquino21 settembre 2008

Nel mondo c'è posto per tutti, basta non prenderci in giro e se cosi fosse dovremmo essere coraggiosi e dire che scriviamo a casaccio che non ci piacciono le persone seriose, che non le commentiamo perché ci piace giocare tra noi simili e della metrica o soltanto della semplice poesia qualcuno si offenderà alquanto, ma basterebbe leggere per capire e per vedere l'osticismo verso chi prova almeno ad applicare quello che legge sul regolamento, si forse di metrica c'azzecco poco ma posso dirti senza retorica che ho apprezzato, anzi mi sono beato leggendo e spero che un po tutti debbano toccare tutti i tasti per suonare. A ben rileggerti.

Rasimaco21 settembre 2008

versi che suonano quasi come un rimprovero per chi, come me, raramente usa le rime che, a mio modesto parere, sono sempre stati una palla al piede, io amo di più sentire il verso come una melodia, un'armonia di suoni... pur non dispregiando una bella composizione di ottimo stile e metricalmente strutturata bene come questa.

D
Donatella Piras21 settembre 2008

Ho avuto la fortuna di avere un grande Mentore. Ricordo le notti passate a imparare la metrica... erano davvero pesanti. Lui mi diceva sempre che per poter lasciare volare la fantasia, prima dobbiamo conoscere la metrica per poi... potersi permettere il lusso di lasciarla in fondo ad un cassetto. Insomma: bene conoscerla ma non sono d'accordo sul poetare come esibizione di tecnica. Il vero talento del poeta è sapere far fremere il lettore con le sue stesse sensibili emozioni. Usi pure il linguaggio che vuole (ovviamente nel suo cassetto la buona metrica deve essere sempre pronta)