Io sono, innanzitutto:Io sono
Riflessioni...
Perché molte mogli si sentono a un certo punto della loro vita incomplete? (diciamo Alcune, lasciando che ”molte”si sentano escluse, a mio parere per cecità mentale, per paura, da questa mia riflessione vissuta e ascoltata più volte)
C'è malcontento in donne di trenta, quarant 'anni, mogli, madri, magari sposate in età ”prematura” Diventate grandi in fretta senza essersi conosciute a fondo.
Ed eccole lì, a un certo punto della loro vita ad annaspare, ad osservare quasi apaticamente la propria vita scivolare via, come su un nastro trasportatore; via, via lentamente buone mogli e brave mamme... E poi... quando meno se l'aspettano l'imprevisto sbuca da dietro l'angolo... il nastro si blocca e non sanno più camminare da sole
Ecco il momento in cui chiedersi :io chi sono? Dove sono?
Ci si volta indietro e in lontananza si scorge una figura di bimbetta che ci sorride; si guarda avanti e si vede un minuscolo puntino grigio, non ben definito e ci si ritrova sole, impaurite... è il momento di scendere dal nastro, mettere i piedi a terra, inevitabilmente cadere, andare gattoni, annaspare in sabbie mobili e poi. .su a piedi e mani nude risalire la cima, con fatica affanno, paura e dolore ma su, sempre più su. Fino alla cima dove la bimbetta ci aspetta, ci tende la mano e sorride... e prendere coscienza di Se
Io sono, innanzitutto Io sono.
Un percorso doloroso ma inevitabile, per ritrovarsi poi sulla cima, salutare la bimbetta e il puntino grigio, vederli allontanarsi da noi canticchiando e saltellando tenendosi per mano.
E allora respirare... respirare e darsi tempo, leccarsi le ferite e successivamente legare, all'estremità dell'albero più alto, un bandiera color arcobaleno con inciso a caratteri cubitali il nostro nome e urlare... e respirare
Consapevolezza di Se. Io sono, innanzitutto Io sono.
E scendere dalla cima, distruggere il nastro trasportatore e, un passo dopo l'altro, a piccoli ma risoluti passi incamminarsi verso ciò che il nostro Io vuole abbracciare e condividere per il proprio futuro
Mogli, mamme, o single ma, innanzitutto DonnA
da ”Donne che corrono coi Lupi ”di Clarissa Pinkola Estés
”invito la persone a tirar fuori la loro storia, perché graffiarsi le mani, dormire sulla terra fredda, brancolare nel buio, e tutte la avventure che ci capitano, valgono tutto.
Su ogni storia deve cadere qualche goccia di sangue, se deve essere di medicamento.
Spero che lasciate che le storie vi accadano e che le elaborerete, le annaffierete con il vostro sangue, le vostre lacrime e le vostre risa finché non fioriranno, finché voi non rifiorirete. Questo è il lavoro, l'unico lavoro.
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L'autore
Mg
Commenti (1)
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M
Maria Francesca22 febbraio 2006
brava, io ho vissuto questa esperienza eil percorso seppur dolente paga. credo che tu abbia dato una voce a molte donne. spero che si aggiungano in molte ancora
