In viaggio: Masada

No, non c'erano i faggi né le querce
a dar ombra alla noia che aggrediva
i pellegrini ansanti ed assetati.
Una striscia di sabbia era la strada
pressata da milioni di passi
fra dune farinose che s'arrendevano
ai capricci del vento di ponente
e assumevano forme, ora di donne
sapide e discinte, ora di santi in estasi.
E non c'era la luna ad inglobare
nel suo falso bagliore i grilli assenti,
ma scorpioni in parata, e antilocapri
emersi dalla tana, disturbati
dal teorema d'Euclide che di fatto
non era ancora stato dimostrato. (1)
Di questo discutevano i viandanti
seduti accanto al fuoco, favoleggiando
di geometrie siderali. Senza luna,
le ombre si stagliavano nette
allungandosi un poco ogni volta
che il fuoco decideva un sospiro.
Il chiarore dell'alba accompagnava
un uomo blu che li raggiunse al campo.
Quel poco che mostrava della faccia
era marrone ed arso come la pelle
dell'ebano vecchio. Sorrideva quell'uomo
come fa la iena quando ghermisce
il garretto alla zebra o depreda il leone.
Il cammelliere urlò parole al vento
e dalle dune i suoi compagni emersi
indicarono un punto oltre le tende
rispettando gli accordi.
La comitiva ora cavalcava
alla volta d'un frammento di gloria,
d'un sacrificio libero
di cui parlano i libri di storia.
A mezzogiorno furono alle vasche.
Intanto il sole a picco
privò dell'ombra persino i ricordi
della doppia collina e spense gli echi.
©
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
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