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Spirituali 30 ottobre 2008 · lettura 1 min · 1288 letture

Anch'io non ho statura e non distinguo

B
Benito Ciarlo 229 poesie pubblicate
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I Nel bagliore del lampo s'intravedono come libri in parata alberi morti su scaffali di nuvole. II Resti in catene, triste, nel mio cranio imprigionato accanto alle memorie che regalano i sogni e le paure, eredità di colpe protostoriche. III E come statua resti fisso all'iride. IV Si placa l'uragano sullo scalpo dei glicini. V Sempre ho saputo quanto fosse inutile cercarti nel tepore delle ceneri e quanto necessario immaginarti in grandine bugiarda e nella furia che leva al ramo antico i suoi bei grappoli. VI L'acqua ha distrutto gli argini ed esonda sulla necessità di voler credere. VII Anch'io non ho statura e non distinguo nella folla dei panni le tue vesti. VIII L'ultimo sicomoro fu combusto dalla ignavia del fulmine.
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L'accostamento a "Come Zaccheo" di Montale potrebbe venire in mente a chi conosce quel canto, chiedo scusa, quindi, a chi lo trovasse insopportabile. L'accostamento è possibile solo per echi evangelici presenti. D'orignale, c'è di mio, credetemi, la rabbia di non essere stato in grado di spegnere quel sicomoro in fiamme. Non ho più piedistalli per osservare la folla.

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L'autore
Benito Ciarlo

Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat

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Commenti (1)

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M
Marian30 ottobre 2008

La tristezza che aleggia in questi versi, bellissimi per costruzione e scelta del lessico, pervade il lettore e lo fa partecipe della sofferenza scaturita dal dissolversi di un amore. La natura partecipa, in simbiosi con l'anima dell'autore, al grigiore dello sfumare di un segno di vita.