Non ti parlai d'amor né ne parlasti

Non m'accorsi sfiorandoti, del rosso
che s'addensò d'un tratto sul tuo viso
né del tremor che t'agitò le mani.
Io ti sapevo bella e ti desideravo
ma tu come nei sogni eri distante.
Restammo soli per un caso folle
e ti sentii vicina, alle mie spalle,
che curiosavi sulle mie letture.
Mi chiedesti qualcosa e mi voltai
trovando le tue labbra semichiuse.
Guardandoci negli occhi non ridemmo
di quell'assurdo balenio nell'iridi.
Fu naturale per entrambi cedere.
Ci sbigottì l'audacia. E fu la danza
delle tue labbra e delle mie nell'estasi.
Ti accarezzai con furia inaspettata
e mi esaltai del tuo piacere urlato
che mi spronava ad impeto maggiore.
Ah la tua bocca rorida e vermiglia
sulla mia pelle tesa a saturarla,
e la mia sul tuo collo e fra i tuoi seni
che parve mi sfidassero svettando,
sul tuo ventre e più giù nella natura
che s'era offerta a dissetar l'arsura.
Nel tempo piccolissimo e pressante
si scatenò, sinfonico, l'affanno
di cogliere il possibile azzardando.
Gemiti incontrollati e fiati mozzi
e frenesia disfatta dal naufragio.
Non ti parlai d'amor né ne parlasti.
Oggi, se t'incontrassi, ti direi
che lo squallore fu - nel dirci addio,
stanchi, non sazi di carezze e baci -
temere lo squallor di quegli aneliti.
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (1)
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Carolina Villani Bidibambina8 novembre 2008
Poesia fluida, vivida come una danza di onde che dissetano i sensi... l'incisività della chiusa rivela un profondo, doloroso rimpianto...
