La mia viltà

precipitando,
non sento le voci
che diventano echi
lontani e pesanti.
non vedo i sorrisi,
non prendo le mani,
quelle che picchiano
che perdonano
che uccidono
quelle che tendono
io non le vedo,
non posso stringerle.
Precipitando
Non sento i sapori
Delle lacrime che in volo
Risalgono il cielo
E non giungono alle labbra.
Non percepisco odori
Di mamme in cucina
Di topi in cantina
Di carne bruciata
Di epoca passata.
Precipitando
ho gridato ai venti
ho buttato i sensi
e se resto in volo
non vivo
perché non muoio.
Io vile vegeto
A un passo dal suolo,
Solo,
Ma senza schianto
Non vivo,
finché non muoio.
©
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