In memoria
Scendevo quelle scale
Con un ritmo allegro.
Quanto comunicavano
i saltelli dei miei piedi
impazienti e testardi
verso l'aula 102.
Piccola l'aula,
gremita di entusiasmi,
di ammirazioni senza voce,
di silenzio simbolico
che raccoglievi modestamente.
Silenzio che restituivi in dono
colorito di parole,
chiavi per le porte del mondo.
Un uomo.
Più che un professore,
un riferimento.
Più che un preside,
una guida.
Un uomo,
nel significato più pieno.
Pochi mesi, eppur tanti ricordi
Eppure un bagaglio di aneddoti
che mi accompagnano
col caratteristico accento toscano.
E allora ciao, prof.
Che elegantemente passeggia
Nei pensieri dei suoi studenti appassionati.
Ma ancora non so
Come scendere quelle scale
Come dirglielo ai miei piedi.
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Commenti (2)
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Rosy Marchettini12 dicembre 2008
Meravigliosa lirica piena di sentimento, stima ed ammirazione per quell'uomo, prima e professore poi, che tanto ha saputo donare all'autrice e penso ache ad altri studenti Aplausi, Rita, da questo gran teatro piaciuta immensamente anche perché conosco ciò che provi
Antonio Biancolillo13 dicembre 2008
Bello il sentimento di rispetto e ammirazione che questi versi esprimono per un professore che è riscito a dare tanto ai suoi allievi. Lasciare dietro di se un ottimoo ricordo è un desiderio di tutti ma, pochi ci riescono. Piaciuta tanto.

