Mano tesa
Bianco da un tempo a me sfuggente
ti guardo disteso sul giaciglio
orrido custode di infausti abbracci
lenzuola pallide mai di candor lucente.
Ti accarezzo il capo come tu mio figlio
padre.
Odori forti non di conforto
e meccanici sussurri intonano la nenia
dell'inatteso addio.
Ricordi ne avrei voluti più di questi
pochi adesso per consolar le pene
tardi adesso per maturarne ancora.
Cala la sera
ma tu non scorgi
il tempo perde il suo confine.
Tendi la mano a cercar le mie
io mi allontano, non per disprezzo
il giorno mi chiama al suo scandire
ultimo slancio il gesto tuo
poche parole di indefiniti senni.
Io non capisco, confondo .
Quel braccio teso di supplichevole richiamo
mi appare adesso in sogno.
Rivivere ancor quel giorno
quanto vorrei...
parlarti piano, accarezzar le guance
dirti del mio amore
un figlio questo che ti somiglia
ancor di più nei tuoi silenzi
...padre mio.
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Commenti (1)
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Amara16 dicembre 2008
... il tempo passa e non cancella... ma scriverne... come io non riesco a fare... è già una cura... bella... intensa e sentita...
