La Saga della Strega - Come l'airone

Lavora stanco il mulino
filando una umida riga
attraverso le canne.
Stridore di ali, concerti
d'archi di viole e cicale
si seguono fino alla fuga.
Ci sono note di notte
e la mano s'abbassa
sul legno di un liuto.
Con le pupille girate
io scrivo la musica
nel bianco degli occhi.
Sono talmente leggera
che un soffio di vento
puo' farmi librare.
E, come un airone,
bianco e regale,
non smetto il mio canto.
Puntano ignari il dito
ad oriente, frotte
di pargoli nelle scuole.
La logica, allegorica,
gli maschera i volti
con ghigni deformi
e nelle estati più calde
è tutto un gridare
e un tirare di fionde.
Cieca alla voce
del vento, intreccio parole
con strisce di cielo.
Mi colpiranno e non
saprò cadere, e goffa
mi spezzerò magari un'ala.
E, come un airone,
bianco e regale,
non smetterò il mio canto.
E uomini avidi, con mogli
gravide dei loro torti,
mi spiumeranno per fare cappelli.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
Commenti (1)
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Mirella Crapanzano25 dicembre 2008
Ancora un frammento prezioso, una voce, un canto nel buio dell'ignoranza... nella saga della strega... ancora emozione
