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Amicizia 26 dicembre 2008 · lettura 3 min · 3916 letture

L'ombrello e il pianto

B
Benito Ciarlo 229 poesie pubblicate
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Sempre di corsa. recitando Dante: "Quindi passando la vergine cruda vide terra, nel mezzo del pantano, sanza coltura e d'abitanti nuda." Guardava le foglie cadere ed ansimava ché il vento ritardava il loro raggiunger la terra. Cantava ridendo il suo "Dante del Venti". La gente gli offriva il caffè, purché se n'andasse all'istante. Mananggia quel Dante: due palle così! Beveva e, di colpo, cambiava registro dicendo agli astanti che presto dal grembo di Giuda sarebbe sgorgato un infante maligno, che il mondo l'avrebbe voluto, goduto, gradito, che, presto, la guerra o la pioggia piangendo l'avrebbe tradito. Romualdo Cannito sapeva a memoria il ventesimo canto di Dante all'inferno. E sapeva quant'era lontana la terra dal sole in ogni stagione. Assecondava il ruminar del bue imponendo a sé stesso L'identico ritmo di marcia, perciò procedeva a rilento: un pensiero ogni passo. Di fronte alla voragine del Paretino Storto, soffrì le vertigini fino quasi a svenire. Si disse che quell'orrido era simile a un cuore perduto ma era meno profondo, con meno asperità, e poi non batteva mica. Scoprì conchiglie fossili. Su questo monte s'adagiava il mare, dedusse. Incastonò nel guscio d'una noce tre gocce d'ambra e, col pendaglio al collo, sfoggiò nuova materia e le conchiglie. Era fiero di non avere fossili in fondo al cuore. Romualdo Cannito era tardo per la gente comune che non capiva il perché dell'ombrello sul braccio nel mese d'agosto. La gente, del resto, che sa della pioggia d'agosto? Quel cielo, talvolta, annegava la terra di lacrime. Romualdo, caparbio, evitava il contatto col pianto di Laura, perché Laura piangeva per rabbonire il sole e confondere le messi riarse. I suoi dispetti e le beffe erano tarli pertinaci più della canicola. I medici pietosi gli legarono le braccia alla cintura per aiutarlo a non graffiarsi la mente. Poi chiusero. La bella dimora sul monte, le suore dall'abito bianco svanirono, per legge. Anche Laura s'era dissolta uccisa dal tempo o forse era fuggita col frutto del grembo di Giuda. A valle la gente sapeva, parlava, rideva, fuggiva se dopo trent'anni passava di corsa, cantando quei versi di Dante del venti. Qualcuno, tra i vecchi, capiva.
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Tutti i nomi contenuti in questa poesia sono frutto di pura fantasia. Ogni riferimento a persone realmente esistite è puramente casuale.

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L'autore
Benito Ciarlo

Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat

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Commenti (7)

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Saverio Chiti26 dicembre 2008

...era tardo per la gente comune... quante persone "diverse" vengono così additate, per ignoranza e cattiveria. anche nel mio paese c'era un vecchietto che entrando nel bar iniziava a stornellare, cantare canti antichi ed emozionanti, tutti lo deridevano, ma noi bambini incatati dai quei versi stavamo lì ad ascoltarlo in silenzio... quanti ricordi... che mi hanno suscitato i tuoi versi... sembrano quasi una fiaba nel suo scorrrere triste e malinconico, peccato per il lieto fine che non c'è, ma questa è la vita! avolte molto cruda con i più deboli. bella poesia, come del resto l'autore ci ha abituato a leggere, sono sempre fantastiche. letta con piacere.

Che meravigliose note si sprigionano da questi passaggi! Non si smetterebbe mai di riascoltarle... e un po' nello stagno a specchio dei tasti neri, un po' guardandosi indietro, nel bianco vuoto d'avorio, si potrebbe ritrovare chiunque... anche noi stessi

mp47pasquino26 dicembre 2008

Opera fluente e anDante, dove la padronanza del verso si dipana ridonDante. Letta con piacevole attenzione.

V
Valerio Vergoni26 dicembre 2008

Molto commovente lo sguardo con cui nel testo viene rappresentato il "diverso", un personaggio a suo modo epico e certo sensibile ed umano.

Danielinagranata27 dicembre 2008

Un applauso veramente sentito i "diversi" hanno più cuore di tante persone cosidette "normali" mi è piaciuta tantissimo mi ha trasmetto emozioni bravo Benito letta e riletta con piacere

Amara27 dicembre 2008

...una stupenda carezza alle menti 'diverse' che spesso nascondono immensi tesori che la 'normalità' non conosce né riconosce... preferendo non aprire lo scrigno... rinchiudendolo in uno più grande... bellissima... mi ha emozionato...

Frammento27 dicembre 2008

...la diversità fa paura perché racchiude, spesso, saggezza... e questa va allontanata, rinchiusa, ammutolita... perché va bene così, perché è giusto così...perché gli uomini a volte non conoscono e non vogliono conoscere il senso della bellezza... quella profonda e semplice... Sentita