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Amore 12 marzo 2006 · lettura 4 min · 2431 letture

Gli occhi sotto le ciglia

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Mariapia 27 poesie pubblicate
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C'è un momento nella storia di ognuno in cui si appare felici a se stessi e lo si porta scritto in faccia. Chiudo gli occhi per sentire meglio il contatto con un altro tempo, con altre stagioni e la memoria attraversa gli anni come un ponte. Il fascino del tempo passato riappare e il ricordo riscopre una giovinezza perduta; trascina la mente e, insieme, il corpo che ancor fremente, emana odore di felicità verso giorni lontani. Accendo una sigaretta e per un po' rimango lì, alla finestra in silenzio. Poi mi volgo e riprendo a camminare per la stanza. Tutto a un tratto comincio a ridere, a ridere, di un riso che non si sopporta, che sgomenta, che esaspera. Come un lampo immagini remote attraversano la mia mente; la prima volta che ti vidi ... fu al principio di maggio, con le prime rondini e le campanule. Tu eri l'amore che avevo conosciuto, e alla cui spalla avevo poggiato la mia testa. Quel pomeriggio mi trovavo in uno stato di grazia; lo ricordo bene. Tu eri là, seduto al volante e al vedermi sorridesti. " Dov'è che desideri andare? " – dicesti aprendomi lo sportello. Salire accanto a te ... ! già era troppo per me, che poco mi sarebbe importato anche se mi avessi portato in giro come in giostra. " Questo momento non deve andar perduto " e chiusi gli occhi perché l'istante durasse di più. Il cielo era increspato di cirri; mi pare di sentire ancora il vento alitarmi in viso; e sento la mia risata, e la tua che faceva eco. Ridevo forte, e il vento portava lontano il mio riso. Si ! La prima volta ! Mi donasti un firmamento di stelle. Il tuo cuore. Mi corico lunga distesa sopra il letto, le mani intrecciate sotto la testa. La luce tiepida del mattino, reca beatitudine e dalla finestra, penetra un'aria fine; un soffio di vento porta il profumo della campagna intorno, e si sente un cinguettio di passeri. Regna una grande pace ! Non desidero nessuno accanto a me, se ci fossi tu non potrei rimanere sdraiata così a occhi chiusi. Fu una domenica, ricordo , un pomeriggio, che si trascinava pacifico, sonnolento; l'erba tagliata di fresco mandava effluvi dolci e grevi; avrei voluto rimanere seduta lì in eterno, senza parlare, trattenendo l'attimo prezioso per tutti i tempi, perché eravamo così in pace, così innamorati, seduti vicino tu ed io: d'un tratto cominciasti a baciarmi, ed io ti misi le mani dietro il capo, e chiusi gli occhi. " Ti amo tanto " – mormorasti – " Tanto ... " Tu eri più di quanto non avessi creduto, più tenero di quanto avessi sognato. Ti presi la mano, la portai alla guancia. e da sotto le ciglia ti guardai, e i miei occhi rimasero fissi su di te. Mi alzo dal letto, apro le tende; il sole inonda la stanza, rigando d'oro le pareti. Inconsciamente rabbrividisco come se qualcuno avesse aperto la porta dietro di me, e una folata di vento fosse entrata nella stanza. Ricordo ancora come sedevo inerte, nella sera più tragica della mia vita; tu, con me, avevi chiuso definitivamente le porte sull'amore, i progetti e le promesse e te ne andasti, portandoti via le chiavi. Ho creduto di impazzire ! Ebbi la rivelazione di come eri diverso da quello che avevo conosciuto. Solo allora capii a chi mi ero legata ... Decisi, così, uno strano destino che permette una felicità da consumarsi in un lungo tragitto solitario. Dove posso trovare aiuto se non in me stessa ? Il giorno declina e il tramonto volge a un tenue viola. La notte è così tiepida ! Il chiaro di luna che penetra attraverso le persiane, copre le lenzuola di sottili lame di luce. In questa strana geometria di ricordi, che si aprono tutti verso il passato come un ventaglio, mi domando cosa sarebbe , oggi, la mia vita se tu non te ne fossi andato.
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Commenti (1)

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L Falchero12 marzo 2006

Mi hai coinvolta nell'atmosfera drammatica di questa tua poesia, lunga e sofferta come quello che stai vivendo. Ti auguro di ritrovare presto momenti in cui tu possa ”riapparire felice a te stessa”!