Rinunciare
Tiziano Gentile
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Essenza mia dell'essere fu il possedere,
Osservavo, prendevo, possedevo.
In un dimorante demone
la mia esistenza conviveva.
Volevo, possedevo.
Non esistevo.
Quel che il solerte demone desiderava,
prendea vorace,
sentimento inesistente di una realtà
perversa.
Perso nel tempo sollazzavo e deridevo,
si deridevo color che rinunciar per conoscenza
al materiale praticare facean stile di vita.
Il mio essere dimora di perdizione un dì,
un dì qualunque trovò sul camino un essere immenso,
si una creatura indefinita di luce che dicea,
"Quando tu al materiale rinuncerai,
gaudente di spirito sarai".
La luce forte coteco avea la mia anima,
persuase col dolce gioco della luce il mio essere
nel tempo perduto.
Poi praticare, essere ma non più.
Trovare, col rinunciare, l'eterna beltà dell'altruismo
dell'essere gaudenti per la ridente spiritualità.
Vita e poi morte ma sempre forte,
di quel dolce sognare, sognare la via.
La via del rinunciare e raggiungere giustezza e virtù.
In nome del sacro spirito ardito.
Qui vi dico,
Saggezza e virtù ho trovato dell'indefinito modo
dell'essere uomo e poi oltre quel limite mortale
che passa come un temporale e ci rende poi
la giornata più lieta quando giunga beato il sole.
Il sole degli intenti nostri per un vivere alche poi nell'ade
un infinita beatitudine illuminata nel nostro spirito immenso.
©
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L'autore
Tiziano Gentile
La mia biografia vuole essere soprattutto un parlare della poesia e di tutti quelli che ne scrivono e portano a galla il loro modo di porsi al cospetto dell'universo. Un intreccio di fare e di pensare che si manifestano con la nobile e antica arte del decantare i nobili versi che sgorgano spontanei dalle menti provate
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