Fu quasi buffo

nel rimanere orba
ho visto spegnersi
la metà di ciò che sono
quando la tua carne
sospirando
diventò pallida pietra
e fu quasi buffo
sentirsi attrice
recitando altri copioni
modulata la pupilla
alla luce del primo riflettore
seppi cosa dire
e dissi a tutti cosa fare
muovendomi sicura sulle assi
un sorriso
per chi ostentava labbra
sulla tua pelle fredda
(non io)
caffè salato
per chi sedeva mesto
a raccontarti
(a me!)
tirati infine i teli rossi senza applausi
restammo
io e lui
due occhi in due
(le lenti a non mostrargli il mezzo buio)
e tu -pietra- a riposare sola
aspettando il tuo ultimo giardino
poi
respirando infine aria
crollò la cera
sul pianto asciutto
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L'autore
Amara
Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
Commenti (2)
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Guevara9 marzo 2009
Bellissima poesia, per intensità e contenuto. Questi versi descrivono molto bene una situazione , un rituale di cui si diventa parte integrante, involontaria comparsa... alla fine lascia solo negl'occhi di ha subito la perdita, il vero significato del dolore, lo sconforto ...il senso di vuoto. Forse dietro quegli occhiali scuri c'è ancora tanto dolore da superare, da esternare. Molto, molto bella.
V
Vera Bianchini10 marzo 2009
Arriva in tutta la sua bellezza e complessità di immagini e sensazioni. Anche un bel ritmo.

