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Natura 14 marzo 2009 · lettura 2 min · 976 letture

Dinanzi l'abbazia di ognissanti

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Davide Ceppaglia 6 poesie pubblicate
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Persino qui la mano dell'uomo mi raggiunge, ma tra il soffio del vento leggero e l'imbrogliarsi dell'ombra delle piccole dita del mio caro ulivo mi cullo tra le braccia tiepide di un presente che soddisfa. Qualcuno di importante è lontano da me ma, giorno per giorno, ritrovo la speranza e la pazienza al tatto di una foglia ruvida di un albero di cui non conosco il nome. Quella mano silenziosa che ho tenuto fra le mie mani mi rivela la saggezza di una lunga vita che attende ancora estati calde e assai fruttifere. Oggi non è sabato, né domenica e mi è impossibile udire le voci degli anziani seduti in cerchio davanti al monastero (senza che, però,ostacolino l'entrata di qualche passante). Sono ninna- nanne o time- out al comune naufragare dei pensieri. Veleggio tra cinguettii, fruscii e rara quiete settimanale godendo il più a lungo possibile di questi attimi intensi che vanno conservati esclusivamente per sé stessi. I contadini a torso nudo preparano la terra al parto, come nutrici laboriose e affaticate; una lucertola mi fa compagnia lungo il muretto principale dell'abbazia. Non medito. Mi lascio trascinare. E depongo quindi la penna per tornare a camminare sulla via dell'uva e dei fichi d'india. Terra mia, quanto mi sei cara!
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Davide Ceppaglia
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Commenti (1)

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bELLISSIMA, QUELLA CHE GIà TI DISSI CHE MI PIACEVA...