Dinanzi l'abbazia di ognissanti
Persino qui la mano dell'uomo mi raggiunge,
ma tra il soffio del vento leggero
e l'imbrogliarsi dell'ombra delle piccole dita del mio caro ulivo
mi cullo tra le braccia tiepide di un presente che soddisfa.
Qualcuno di importante è lontano da me
ma, giorno per giorno, ritrovo la speranza e la pazienza
al tatto di una foglia ruvida di un albero
di cui non conosco il nome.
Quella mano silenziosa che ho tenuto fra le mie mani
mi rivela la saggezza di una lunga vita
che attende ancora estati calde e assai fruttifere.
Oggi non è sabato, né domenica
e mi è impossibile udire le voci degli anziani
seduti in cerchio davanti al monastero
(senza che, però,ostacolino l'entrata di qualche passante).
Sono ninna- nanne
o time- out al comune naufragare dei pensieri.
Veleggio tra cinguettii, fruscii e rara quiete settimanale
godendo il più a lungo possibile
di questi attimi intensi che vanno conservati
esclusivamente per sé stessi.
I contadini a torso nudo preparano la terra al parto,
come nutrici laboriose e affaticate;
una lucertola mi fa compagnia
lungo il muretto principale dell'abbazia.
Non medito. Mi lascio trascinare.
E depongo quindi la penna
per tornare a camminare sulla via dell'uva e dei fichi d'india.
Terra mia, quanto mi sei cara!
©
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Commenti (1)
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M
Mariantonietta Arces17 marzo 2009
bELLISSIMA, QUELLA CHE GIà TI DISSI CHE MI PIACEVA...