PENTIMENTO (Del dipanarsi inutile del filo)
Mia dolce Arianna no, non t'assillare:
il Labirinto lo conosco bene
e so perfettamente cosa fare
per liberarmi di giogo e di catene.
Voglio restarvi, invece per cantare
del mio egoismo che produsse pene
nelle persone che pur mi furon care,
resto perché si tratta di scontare
l'oltraggio, l'abbandono e le ingiustizie.
Vago senz'alcun filo che sia segno,
per giungere al profondo, alle nequizie
cui soggiacer pagando il giusto pegno.
Lavo le colpe con tutte le mestizie
di chi si pente tardi e senz'impegno.
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (1)
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Mario Bugli22 marzo 2009
A parte il significato profondo che appare chiaro ad una lettura non distratta, quello che mi ha colpito è la perfezione stilistica di questo sonetto le cui rime non appaiono mai forzate ma si rivelano naturali... indice di lavoro accurato e non d'improvvisazione... anche la metrica è pregevole!
