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Natura 17 aprile 2009 · lettura 1 min · 3575 letture

Imber

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Fuori 157 poesie pubblicate
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Questa pioggia che ha l'odore del metallo, si conficca nella pelle in mille chiodi che il sole lascia brillare e frena in stallo, arroventando in fiori i vecchi odi. Se cadranno lievi quelle lacrime celesti aprirò all'estate la pelle nuda perché cingano il mio corpo senza vesti cospargendo ciò che il cielo si trasuda. Il tintinnio della città che ascolti è il suono sordo che culla la notte, volata nel cuore l'alba che scorti, la mente già spazia a splendide rotte. Il mare ed il cielo potranno baciarsi e nei bagliori le tenebre saranno più cupe dai tronchi appaiono vivi gli intarsi e gli alberi incutono da incima alla rupe. Nella magia che ruba il sale alla vita che dona il ricordo di pace alla fine, nell'ombra di questi pensieri è un uscita che splende di rose, recise alle spine.
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Fuori

Fuori da qualsiasi cosa che sia normale. Solo tre parole: MEMENTO AUDERE SEMPER.

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Commenti (1)

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Chiara Catanese26 aprile 2009

Una poesia che trascina, che fa divenire il lettore protagonista e sembra di perdersi verso quelle rotte e in questi scenari immaginifici... Ci sono immagini molto originali ed è ben strutturata. Godibilissima. Molto bella.