La mia primavera
Apro la primavera e che trovo?
Una cinciarella azzurra
sui biancospini
a beccare un insetto.
Ma i biancospini
chiedono diritto d'asilo
che sono sfrattati dai campi
dove il diserbo
arrossisce.
Sulle banchine, fiorisce
immondizia.
Apro la primavera e che trovo?
Un ruscello.
Il ruscello canta di un'acqua
fresca tra i sassi. Serpeggia
gorgoglia ma poi si riversa
schiumosa e biancastra
in un gorgo
che puzza di fogna.
E' finito il tempo in cui
coi piedi nell'acqua
godevo del suo fresco frusciare
e sentivo sulla pelle pulsare
le teste di tanti girini.
Da lontano ti guardo e ricordo.
Non scendo a scrutare.
Mi sorride l'acqua e m'abbaglia
di sole riflesso.
"Vai, corri lontana – mi dice-
Ognuno ha il suo marcio,
non devi indagare."
E così, Primavera, ti chiudo.
E' meglio osservare da casa,
lontano, la tua veste smagliante
di dea che ritorna dall'Ade,
che fugge da Pluto.
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Commenti (3)
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Carlo Fracassi20 aprile 2009
La primavera di oggi è martoriata dalle mille sevizie inflitte dall'uomo ma cosa possiamo fare se noi stessi siamo quelli che vogliamo il bucato più bianco del bianco? Meglio non indagare! Versi apprezzati e condivisi.
Veleno20 aprile 2009
Versi che fanno riflettere e la soluzione sarebbe semplice... la natura ostaggio dell'uomo che poi la uccide. Condivisa e piaciuta moltissimo
mp47pasquino25 aprile 2009
Hai ragione da vendere, peculiarità e sensibilità verso il grave disastro ecologico e il poco amore nel rispetto della natura, si sentono tra queste tue strofe, si sente anche la forzatura del livore che ne trapela, ne esce un animo sensibile che non si da' pace a cui non si può fare a meno di condividerne l'amarezza ... oltre che a fruirsi delle ottime descrizioni...


