Er senzastoria

Magnavi seppioline infarinate
ner piatto accompagnavan le patate
com'era bella vita finarmente
con un lavoro da nullafacente
campavi con li sordi de tu padre
fregati dalla borza de tu madre
A scola c'eri annato pe' figura
perche eri omo, perché è natura
E non riuscivi mai a spiegare a me
quant'è difficile contare fino a tre.
E poi più granne, er tempo de la vita
quant'era grave, triste la salita.
Amore conoscesti lapperlà
giusto er tempo de potello rovinà
Finisti in bireria a far 'r garzone
ce rimanesti fino alla penzione.
Cor naso rosso, cor fiato che sapea de'vino
prendesti poi la strada der declino.
Er fijo tuo fosse mai nato
ar funerale t' avrebbe evitato
E camminanno in pianto avvorto
se defilava dietro n'artro morto.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
M
Tutte le opere →
L'autore
Marco Casini Marcoforever
Marcoforever è nato a livorno il 30 settembre del 1956, la sua crescita è stata forgiata da miti come Venditti, Guccini e De Gregori, persona poliedrica e capace di innalzare il suo volo alto nel cielo pur rimanendo legato a fili di umiltà che lo rendono un uomo vero. Amante della buona musica si è forgiato fra le not
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Cristina Khay1 maggio 2009
L'ironica tristezza di questa storia mette in risalto la capacità unica del dialetto etrusco- romanesco (come tu lo definisci) di colorare le vicende della vita seppur con un sorriso amaro. Forse per dire che sì, anche questa è vita, anche se buttata via. Ma chi siamo noi per dire che sia veramente buttata? Sempre speciali e profondi i tuoi testi.
