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Impressioni 2 maggio 2009 · lettura 1 min · 2903 letture

Ora pro nobis

Rasimaco 1768 poesie pubblicate
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"Drizza... drizza! Che il Santo cade!" E sotto la vara gocce di sudore ansimano al peso. Corre la devozione di bocca in bocca "ora pro nobis" Si segnano finestre sullo stradone affacciate, la croce barcollante guardando. E s'adagia l'anima sull'Ave Maria mentre vanno gli ultimi sussurri d'anime pie che parlano di Pasquetta e di maccarruna...
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la Vara nella originale lingua Siciliana è un fercolo, per essere più chiari una specie di portantina in legno massiccio sul quale veniva trasportato il Santo nelle processioni religiose; i Maccarruna sono una sorta di pasta fresca (bucatini) fatti a mano, specialità della tradizione siciliana.

L'autore
Rasimaco

unaquaeque hora inveniat te pingentem aeternitatem

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Commenti (15)

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L
Libera Mastropaolo2 maggio 2009

L'intreccio vara- Ave Maria- marracuna rende chiara l'idea della sfilata sacra nei retroscena autentici. Chiara e densa è una poesia che scende dritta al cuore e riporta indietro nel tempo; molto bella.

Anna Maria Obadon2 maggio 2009

Nelle processioni c'è sempre una sorta di miscellanea fra sacro e profano. Si prega, quindi c'è devozione, ma si pensa ai succulenti Maccarruni che ci aspettano per il pranzo. La poesia rende chiaro e vivido il quadro che ritengo ancora attuale di queste processioni che si perdono in una sacralità di altri tempi. Piaciuta molto.

M
Mau03582 maggio 2009

gustosissima, come credo volesse essere e dovesse essere per Rasimaco. Chiaro il riferimento all'accostamento tra sacro e profano che si sposano nelle festività conclamate, come del resto sempre, nella vita. piaciuta e piaciuta l'idea. sono andato in contemporanea con la Obadon e abbiamo detto circa le stesse cose, mi fa piacere, l'abbiamo pensata uguale, aggiungo solo: i primi due versi e l'ultimo son specialissimi.

Berta Biagini2 maggio 2009

Un quadro d'altri tempi al quale ancor oggi assistiamo, sebbene più di rado – (anche qui i tempi cambiano) – Il poeta nei primi due versi è riuscito magistralmente ha donarci anche una vignetta per farci sorridere. Originale poesia.

Carlo Sorgia2 maggio 2009

Molto bella momenti che ci fanno riscoprire usanze andate ma che sono ancora sentite in maniera intensa Momenti da non dimenticare, delicati e vergati in questa nobile lirica

L
Lorenzo Crocetti2 maggio 2009

Gustoso "bozzetto" (Rasimaco non intenda questa parola come riduttiva per la sua poesia) di una festa "religiosa" paesana, descritta con acuta psicologia in pochi versi nei quali è racchiusa però l'intera essenza della sagra. Potrebbe essere la festa del patrono o altro, e non credo di andare contro il pensiero dell'autore, perché, pur con quel termine "pasquetta" egli ha voluto riferirsi forse a tutte le sagre paesane. La poesia mi riporta ad un sapore antico, perché descrive un'atmosfera gioiosa e non certo blasfema di preghiere e maccheroni, descrivendo un'anima popolare che, a poco a poco, per l'incalzare della nuova modernità, va scomparendo. Se addirittura, salvo laddove il senso della tradizione è più forte, non è già scomparsa.

Rita Minniti2 maggio 2009

Un quadretto incantevole dipinto coi colori del passato. Tradizioni e sacri avvenimenti che non sono altro che la cultura del nostro popolo e che nei nostri cuori hanno una gran valenza. Particolarmente originale e descritta molto bene.

Danielinagranata2 maggio 2009

Sono usanze che tutti gli anni mi piace ripercorrere quando torno nel mio paesino all'Isola D'Elba il venerdì santo si usa portare il Cristo e la Madonna per le strade del paese e tutti i fedeli dietro che tra un Ora pro nobis parlano volentieri anche dei "fatti propri" descritta in modo esemplare niente da eccepire se non che mi è piaciuta molto

Paolo Eroli2 maggio 2009

Il sacro ed il profano vanno spesso a braccetto... specie in giornate di festa... Molto ben descritta e carica di sottintesi la poesia ...Molto piaciuta!

P
Paolo Faccenda2 maggio 2009

Molto espressiva, letta e vista con interesse, vista perché mi rammenta le scene dei diversi film dove vengono rappresentate queste feste religiose e paesane. Magistralmente scritta, belli anche i vari commenti che anch'io condivido.

Frammento2 maggio 2009

...non ho mai amato questo tipo di cose, ma tu sai dar loro un qualcosa di speciale... Bella

O
Orma Detruria2 maggio 2009

con occhio benevolo uno sguardo familiare sullo spaccato di festa paesana, quando in concreto la vita unisce e sovrappone riti a costumi e in questi versi sembra che il tempo si fermi su immagini tanto care da immortalare...

Carlo Fracassi2 maggio 2009

Ricordo i tempi di austera religiosità durante le processioni di mezzo secolo fa, erano vere e proprie funzioni religiose oltre i confini del sagrato. Oggi le sempre più rare cerimonie hanno assunto l'aspetto vero e proprio di sagra che comprende riti religiosi e civili contornati da divertimenti, fiere, mercati, stands gastronominici, ecc. che in definitiva destano l'interesse prevalente dei partecipanti. Quindi, stanche e frettolose preci nell'attesa di "maccaruna, tagliatelle e strozzapreti tanto per stare in tema.

Antonio Biancolillo3 maggio 2009

Descrizione molto particolareggiata di questa tradizione popolare che sembra di viverla... in tutte quelle sfaccettature che l'autore è riuscito a captare... Ancora attualissime sono queste feste paesane tra il sacro ed il profano che si sposano benissimo tra la gente comune e attaccata alle genuinità di altri tempi...

mp47pasquino3 maggio 2009

Dietro questa poesia c'è tutta l'arte del narrare, tra strofe dove l'essenziale sfiore l'immaginazione e ne trae un piccolo spaccato paesano dove cultura arte e religione spopolavano nelle sagre paesane, in fondo ogni festa poi si mangiava bene... sempre da prendere ad esempio questo autore per espressività e capacità poetiche ...